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C o n o s c i u t o p e r l a s u a e l e g a n z a s e n z a t e m p o
e l a q u a l i t à a r t i g i a n a l e ,
F e r d i n a n d i h a r i v o l u z i o n a t o l ' a l t a m o d a
c o n i s u o i s o f i s t i c a t i t a i l l e u r c h e h a n n o v e s t i t o c e l e b r i t à
e d a m e d e l l ' a l t a s o c i e t à d i t u t t o i l m o n d o ,
i m p o n e n d o a l t r e s ì l a s u a c i f r a s t i l i s t i c a
c o n u n v i s i o n a r i o e r a f f i n a t o e s t r o p e r l e c a l z a t u r e

J u s t a b o u t t o m a k e s o m e h i s t o r y

The tailor
of via Veneto
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Nato a Newark, nel New Jersey,
il 29 novembre 1920 e cresciuto
a New York, Vincenzo Ferdinandi
lascia gli Stati Uniti per stabilirsi
a Roma, sua città d'adozione

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Ingrid Bergman, Anna Magnani
Gina Lollobrigida; l’atelier Ferdinandi di via Veneto diventa uno dei luoghi più esclusivi della capitale e preludio alla Dolce Vita
‘Hollywood sul Tevere’

1952
Inaugurazione
di Palazzo Pitti
Ferdinandi entusiasma i buyers
ed è tra le più rappresentative
case di moda a sfilare, dando
così inizio al grande successo
del Made in Italy

Prima modella di colore
in Italia
sfila per maison Ferdinandi
nel 1953 a Palazzo Pitti,
ed è scandalo!

In origine 'Sindacato
Italiano Alta Moda,'
diverrà CNMI alla fine
degli anni cinquanta.
Ferdinandi, assieme ad altri grandi
couturier, fona il SIAM e consacra
Roma capitale della moda

Jennifer Jones e l'Oscar per il miglior costume del 1954
Quando la moda era ancora libera,
prima che il mondo imparasse
a trasformare ogni gesto creativo
in spettacolo

L’eredità che vive nel tempo
Viaggio nella storia della nostra couture
tra testimonianze che hanno dato vita
alla moda come la conosciamo oggi
*
T H E H I D D E N G E M S T O R Y
F r o m W o n d e r l a n d t o R o m e
T h e B u n n y B a l l e r i n a s S h o e s
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Nel clima sospeso della Roma degli anni Cinquanta, attraversata dall’atmosfera della Dolce Vita,
anche gli accessori diventano spazio di sperimentazione, aprendosi a una dimensione più immaginativa.
Ferdinandi non si limita agli abiti: la sua visione creativa abbraccia anche calzature, cappelli e borse, trasformando ogni accessorio in un’estensione del suo immaginario.
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Nel 1955, in un momento in cui la femminilità si fa più dinamica e moderna, Ferdinandi intercetta lo spirito del tempo creando un modello di ballerine innovativo e visionario. Queste scarpe, già amate e rese iconiche da dive come Audrey Hepburn e Brigitte Bardot, diventano il punto di partenza
per un’idea radicale: trasformare un oggetto quotidiano in una piccola opera d’arte.
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Ferdinandi ne crea un modello bizzarro e fantastico. Le sue ballerinas shoes prendono vita
con orecchie da coniglietto, occhi vivaci e baffi curiosi, trasformandole in una presenza quasi animata, sospesa tra oggetto e racconto. L’immaginario di Alice nel Paese delle Meraviglie emerge
come riferimento sottile ma riconoscibile, esplicitato anche in una variante decorata con carte da gioco.
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Queste creazioni si collocano in una zona nuova della moda: non più solo eleganza o funzionalità,
ma pura invenzione. Eppure, nonostante l’audacia, Ferdinandi non rinuncia mai allo stile.
Le linee restano armoniose, i materiali ricercati, e l’ironia si fonde con una sofisticata misura estetica.
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​La stampa, quella inglese in particolare, accoglie con entusiasmo queste ballerine fuori dagli schemi.
Il mercato britannico le celebra come simbolo di una creatività italiana capace di sorprendere
senza perdere raffinatezza.​



​In un’epoca dominata da regole e codici estetici ben definiti, Ferdinandi si impone così come innovatore:
un designer che osa, ma con grazia.
Le sue ballerinas shoes non sono solo scarpe, ma racconti da indossare.
E, come in una moderna favola, chi le porta entra in un mondo dove moda e immaginazione si incontrano,
camminando in equilibrio tra sogno e realtà.

"It's impossible!"
"Only if you believe it is."