top of page
  • Facebook
  • Pinterest
  • Instagram

La Sala Bianca

Schermata 2026-03-26 alle 21.21.32.png

Luglio 1952. La luce dell’estate entra dalle alte finestre 
della Sala Bianca di Palazzo Pitti, rimbalzando sui pavimenti 
di marmo e accendendo gli stucchi come luminosi bagliori danzanti. 
Le manifestazioni della Fashion Show fiorentina, precedentemente 
svolte presso villa Torrigiani, residenza di famiglia di Giorgini 
e all’Hotel Excelsior, hanno bisogno di una sede 
più rappresentativa e soprattutto di maggior capienza. 
La Sala Bianca sembra essere il luogo adatto. Dietro le quinte, 
le modelle si muovono tra specchi e poltrone, aggiustando con un gesto 
rapido i capelli o i lembi dei tessuti. Vincenzo Ferdinandi
 passa tra loro

con occhio esperto, soffermandosi sui dettagli di ogni suo tailleur,

mentre Roberto Capucci sistema quasi incantato un drappeggio scultoreo

e Jole Veneziani sfiora un tessuto leggero, come per verificare che la luce

ne faccia risaltare il colore. Gli altri atelier - Germana Marucelli, Antonelli, Carosa, Giovannelli-Sciarra, Polinober e Vanna - completano il mosaico

di stili e visioni. Ogni creatore ha la propria gestualità: un gesto nervoso,

un sorriso rapido, uno sguardo attento, ma tutti condividono lo stesso obiettivo: far vibrare Firenze e il suo nascente Made in Italy.

La rappresentanza dei buyer americani è elevata.

Partecipano alla sfilata 200 giornalisti e 500 buyer e curatori,

tra cui Harold Koda - Costume Institute Metropolitan Museum,

Norman Norell - NN Ltd, Ethel Frankau e Julia Trissel

della Bergdorf-Goodman, B. Altman & co. NY con Gertrude Ziminski,

Neiman Marcus, Saks Fifth Avenue NY, Henri Bendel NY,  

Schermata 2026-03-26 alle 21.27.52.png

Hattie Carnegie NY, Marshall Field & Company Chicago, 
John Wanamaker Philadelphia, Jordan Marsh Company Boston

con la buyer Carro Krug, la Henry Morgan & co. di Montreal  

con John Nixon, la I. Magnin & Co. guidata da Hector Escabosa giunto a Firenze assieme a Stella Hanania e Odette Tedesco e infine Hannah Troy - nota buyer e produttrice di abbigliamento

il cui interesse fu decisivo per il successo del Made in Italy

e Ann Roberts di NY che fece sfilare i nostri capi ad Atlantic City.

Le giornaliste Bettina Ballard di Vogue, Sally Kirkland di LIFE,

Alice Perking di Women’s Wear Daily e Carmel Snow editor

di Harper’s Bazar assieme a Irene Brin corrispondente per l’Italia, osservano in silenzio, annotano impressioni, si scambiano sguardi 
d’intesa con una luce nuova negli occhi. Ogni passo sulla passerella

è studiato, ogni piega del tessuto racconta qualcosa di nuovo:

i tailleur precisi di Ferdinandi dialogano con le forme pittoriche

di Marucelli e con la spettacolarità dei tessuti di Carosa.

I colori sembrano muoversi con le modelle, la luce li accende

e li fa vibrare davanti agli occhi del pubblico.

Schermata 2026-03-26 alle 21.43.59.png

Non è solo una sfilata: è un linguaggio che parla di eleganza, innovazione e identità italiana. Firenze si trasforma, per poche ore,

in un laboratorio di bellezza e creatività,

dove la storia rinascimentale incontra la modernità.

L’applauso finale non è solo per gli abiti:

è per la nascita di un fenomeno destinato a conquistare il mondo.

La Sala Bianca diventa simbolo di un’Italia capace di innovare,

e di un Made in Italy che prende finalmente forma

davanti agli occhi di tutti.

71CA7289-CCF7-4631-AFD3-50320F3BCF33_edi
Schermata 2026-04-08 alle 21.31_edited.j

F i r e n z e ,   P a l a z z o   P i t t i   /   G i a r d i n i   d i   B o b o l i  :   
F e r d i n a n d i   p r e s e n t a   i   s u o i    t a i l l e u r   d a   c o c k t a i l   e   d a   g r a n - s e r a    

bottom of page