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Ago, filo e chilometri di stoffa

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Nel 1930, mentre l’America attraversa le difficoltà della Grande Depressione,

Vincenzo è appena un adolescente e già vive immerso in un universo

fatto di stoffe, cartamodelli e gessetti. Tra la casa nel Lower East Side

e il laboratorio dell’alta moda sulla Fifth Avenue a New York City,

dove il padre Antonio lavora come Primo-tagliatore presso un atelier parigino,

il confine tra gioco e mestiere è quasi inesistente.

Per la famiglia Ferdinandi, l’arte della sartoria non è soltanto un lavoro:

è una tradizione che si tramanda ininterrottamente dal Settecento,

un sapere antico custodito e affinato di generazione in generazione.

Vincenzo vi si accosta con naturalezza. I suoi giocattoli preferiti sono le forbici

e i ritagli di stoffa che riesce a sottrarre dal tavolo paterno.

Antonio ricorderà: «Tagliuzzava, spillava e componeva modellini,

collezionandoli su fogli di cartone, quasi fossero farfalle o coleotteri».

In quei piccoli assemblaggi c’era già un’idea di forma, un istinto

per la composizione che andava oltre il semplice passatempo.

In quegli anni, durante il periodo scolastico,

il padre si accorge che Vincenzo, pur vivacissimo, continua a preferire

“i modellini” ai giochi dei compagni. Decide allora di insegnargli

a tirare l’ago durante le vacanze, quasi a introdurlo consapevolmente

in quell’eredità familiare.

«Sembrava tutto un gioco; anche a mio padre pareva che io scherzassi»,

ricorda il sarto, «ma volevo imparare davvero ciò che già intuivo

essere più un’arte che non il puro mestiere tramandato dai miei avi».

In quel laboratorio sospeso tra tradizione tutta italiana e modernità americana,

e in quei pomeriggi passati accanto al padre,

la vocazione di Vincenzo prende forma lentamente, quasi in silenzio.

Nasce dall’osservazione attenta dei gesti paterni, si consolida

nella ripetizione paziente, si accende nell’immaginazione che trasforma

un semplice ritaglio in progetto. È una vocazione che affonda le radici

in una genealogia di sartori iniziata secoli addietro e che, attraverso di lui,

si prepara ad attraversare il cuore del Novecento, 

                         rinnovandosi senza tradire la propria memoria.              

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« Q u a n d o   m i o   p a d r e   m i   m i s e   i n   m a n o   

p e r   l a   p r i m a   v o l t a   u n   a g o , 

 s e g n ò   p e r   s e m p r e   i l   m i o   d e s t i n o »               

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