Roma vs Firenze
Il 1953 segna un momento di svolta e di tensioni nel panorama dell’alta moda italiana.
Al termine delle sfilate fiorentine di gennaio emersero con chiarezza i primi segni
di dissenso da parte di alcune case romane che da tempo auspicavano di organizzare
le presentazioni nella capitale e di accogliere i buyer nei propri atelier,
secondo una consuetudine già consolidata a Parigi, dove i produttori di alta moda evitavano manifestazioni collettive. In questo clima matura la scelta di Vincenzo Ferdinandi
che, insieme ad altri protagonisti come Schuberth, Fontana, Fabiani, Giovannelli-Sciarra,
Simonetta, Mingolini-Gugenheim e Garnett, dà vita al SIAM,
Sindacato Italiano Alta Moda, segnando una netta presa di distanza dalle regole stabilite
dal marchese Giorgini. La decisione si colloca anche in un momento in cui
i rapporti tra i due si fanno sempre più complessi, soprattutto dopo il caso della modella
di colore Dolores Francine imposta e fatta sfilare a Palazzo Pitti,
una scelta che suscitò forti resistenze nel patron della manifestazione per il timore
di eventuali reazioni negative da parte dei buyer americani e della stampa tutta.

R o m a , P i a z z a M o n t e c i t o r i o , s e d e d e l S I A M , c o n f e r e n z a s t a m p a c h e n e a n n u n c i a l a n a s c i t a , p r e s i e d u t a d a i s u o i f o n d a t o r i : p r i n c i p e s s a S t e f a n e l l a S c i a r r a , E m i l i o F e d e r i c o S c h u b e r t h
e V i n c e n z o F e r d i n a n d i
Oltre a contestare il limite stabilito di diciotto modelli per ciascuna casa, il nuovo organismo rivendica per Roma un ruolo centrale nel sistema dell’alta moda e ne propone
l’affermazione come grande vetrina nazionale. La capitale offriva infrastrutture strategiche,
a partire dall’aeroporto, che facilitava l’arrivo diretto dei compratori americani ed europei,
e un tessuto urbano capace di accogliere ospiti e delegazioni in un contesto di rappresentanza istituzionale e mondana. La presenza di Cinecittà, con il suo indotto cinematografico
e la costante circolazione di attrici, registi e produzioni straniere, contribuiva a creare
un ambiente in cui moda, spettacolo e società si intrecciavano con naturalezza.
In questo scenario, l’alta moda romana trovò una piattaforma privilegiata:
gli atelier non erano soltanto luoghi di produzione, ma parte di un sistema culturale più ampio che comprendeva cinema, diplomazia, mondanità e stampa internazionale.
Se Firenze aveva rappresentato il punto di partenza organizzativo, Roma si proponeva come centro simbolico e operativo di una moda capace di dialogare direttamente con il mondo.

Dopo la sua nascita, nel 1953, il Sindacato Italiano Alta Moda si afferma come punto di riferimento per i couturier romani, coordinando le case aderenti, tutelandone l’immagine e rafforzandone la presenza sui mercati esteri

I n v i t o a l l a s f i l a t a d e i m a g g i o r i e s p o n e n t i d e l l a m o d a i n t e r n a z i o n a l e ,
t r a c u i i r o m a n i d e l S I A M , t e n u t a s i a L o s A n g e l e s n e l 1 9 5 4



Con l’evoluzione del comparto e l’affermarsi di nuove dinamiche produttive e commerciali, l’organismo che aveva sede
in piazza Montecitorio a Roma, si trasformò progressivamente fino a confluire nella Camera Nazionale della Moda Italiana,
fondata ufficialmente nel 1958, che assunse il ruolo di ente centrale per la promozione e il coordinamento della moda italiana
nel mondo. Il CNMI introdusse regole comuni per le sfilate, organizzò eventi e iniziative per valorizzare le collezioni nazionali
e promosse l’internazionalizzazione dei brand italiani, contribuendo a consolidare Milano e non più Roma
come capitale della moda globale. Negli anni successivi, ampliò le proprie competenze includendo formazione,
ricerca e innovazione, rafforzando la collaborazione tra stilisti, produttori e istituzioni,
e affermandosi come pilastro della struttura organizzativa della moda italiana.
